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Fiera del lavoro, l’impegno della Toscana per l’occupazione di chi si laurea

A partire da quest’anno, grazie ai fondi Pnrr, le borse di studio sono state sensibilmente incrementate di valore

Fiera del lavoro, l’impegno della Toscana per l’occupazione di chi si laurea
Attualità Camaiore, 22 Settembre 2022 ore 10:59

Occorre concentrare le energie per potenziare le opportunità lavorative di chi si laurea in Toscana.

L'auspicio è che le misure che la Regione metterà in campo, a partire da quelle offerte dal PNRR e dalla nuova programmazione 2021-2027 del Fondo Sociale Europeo, diano davvero l’opportunità per tornare a vedere l’Università, e in generale l’istruzione e la formazione, come la grande leva per far ripartire l’ascensore sociale.

È questo in sintesi il messaggio lanciato dall’assessora regionale a istruzione, formazione, lavoro, Università e ricerca, pari opportunità, nel corso della tavola rotonda di questa mattina che ha conclso i lavori del programma di convegni in presenza della seconda edizione della Fiera Toscana del Lavoro, promossa dalla Regione e da Arti (Agenzia regionale toscana per l’impiego) alla Fortezza da Basso di Firenze.

Gli approfondimenti della mattinata - cui hanno partecipato tra le altre e gli altri, docenti delle Università toscane, rappresentanti delle parti sociali, ricercatrici dell’Irpet – hanno visto al centro l'attività di analisi che sta compiendo l’Osservatorio sulle transizioni al lavoro dei laureati in Toscana, progetto di Regione Toscana, portato avanti insieme agli Atenei toscani e all’Università La Sapienza di Roma, in convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Dai primi risultati dell’Osservatorio emerge che nel medio-lungo periodo chi consegue il diploma di laurea risulta avvantaggiato, in termini di tasso di occupazione e salari, rispetto a una non laureata o a un non laureato. Inoltre, il sistema delle imprese manifatturiere toscane, anche per la propria specializzazione, assorbe pochi laureati, pur offendo contratti migliori del terziario. Mentre è quest’ultimo il settore che recluta più laureate e laureati; il settore pubblico ha un’importanza notevole, ma soprattutto nella scuola e Pubblica amministrazione risultano in maggioranza i contratti precari.

L’assessora si è soffermata sul fatto che fra i Paesi maggiormente sviluppati, l’Italia presenta un ritardo storico nel numero di laureati in rapporto alla popolazione in età lavorativa e nella capacità del sistema produttivo di assorbirne le relative competenze, ma ha citato anche il tema dei livelli retributivi. Per l’assessora è un gap che va colmato, anche individuando insieme alle Università strumenti efficaci.

Per contribuire a ridurre questo ritardo, la Regione Toscana, già da alcuni anni, - ha ricordato l’assessora - ha investito ingenti risorse. Nel più recente ciclo di programmazione dei fondi europei (2014-2020), ad esempio, sono stati destinati complessivamente circa 60 milioni di euro ad interventi diretti al mondo dell’università e della ricerca (Fse per 52 milioni di euro, Fsc per ulteriori 8 milioni di euro), con il principale intento di potenziare lo sviluppo del capitale umano del territorio e di accrescerne il grado di occupabilità. In particolare, l'attenzione si è concentrata su misure che hanno puntato ad avvicinare il mondo dell’impresa e dell’università.

Allo stesso tempo, sono stati rilevanti gli interventi per il diritto allo studio universitario (Dsu) cui, negli ultimi otto anni, tra fondi regionali e nazionali, sono stati assegnati finanziamenti che in media si sono attestati attorno ai 65 milioni di euro all’anno e che, nel prossimo periodo di programmazione, saranno rafforzati con il contributo del Fse.
Grazie al rilevante contributo regionale, l’Azienda Dsu Toscana da più di 10 anni copre il 100% degli idonei, garantendo la borsa di studio a tutti coloro che per merito e livello ISEE ne hanno diritto. Nell’anno accademico 2020-2021, le borsiste e i borsisti Dsu rappresentavano circa il 12% di iscritte e iscritti alle Università toscane.

A partire da quest’anno poi, grazie ai fondi Pnrr, le borse di studio sono state sensibilmente incrementate di valore, con una ulteriore particolare attenzione a studentesse e studenti con disabilità e studentesse che scelgono corsi di laurea in discipline Stem (materie tecnico-scientifiche).

Per il futuro, ha concluso l’assessora, dobbiamo individuare strumenti per garantire un’occupazione stabile, duratura, di qualità, valorizzando le competenze che si formano nei nostri territori.

 

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